Maurizio Cont
Ho provato a mettere su di un tavolo un pensiero che può essere colto,ignorato, cambiato-scambiato, trasportato con assoluta libertà.
Intorno al tavolo sono disposti i ri-quadri ospitanti che si interrogano su cosa si può dare e cosa si può ricevere dal banchetto dell’arte-vita.
L’ospite, l’avventore-fruitore deve essere lasciato solo per saper scegliere, libero da condizionamenti interpretativi di improbabili reperti storici.
Un tavolo per prendere e per ricevere, per vedere-sapere intuire come iniziano le cose, dove finiscono i pensieri, cosa rimane delle azioni,
quando finiscono i mondi e i modi di desiderare l’eternità.
Intuire la storia, le storie, come conoscenza che intercetta l’altro che è in noi come trasportatore di senso, di uso, di fine, di inizio.
Come può essere tutto questo attorno ad un tavolo che l’umanità non ha ancora iniziato ad apparecchiare?
Non l’arte ma il fararte può far apparire ciò che si nasconde nell’azione sensibile di un linguaggio-visione ancora da decifrare.